Dati il motore di ricerca di google A, un insegnante B e un allievo qualsiasi C, quest'ultimo, separato dagli altri due e solo tramite una serie di domande, saprà distinguere wikipedia dal suo professore?
sabato 13 giugno 2015
domenica 17 maggio 2015
Aggiornamento per Slides... finalmente!
In questi giorni è arrivato anche in Italia un importante aggiornamento per i dispositivi android.
Si tratta di un adeguamento delle google apps, in particolare di GSlides: l'applicazione per realizzare presentazioni.
Sui dispositivi mobili del robottino verde era infatti difficile trovare buone applicazioni di produzione che sostituissero quelle arcinote per i PC tradizionali.
Le google apps rappresentavano una buona alternativa ma google Slides conteneva alcune gravi limitazioni francamente inaccettabili, soprattutto per programmi che hanno una vocazione grafica.
Presentazioni di google infatti, pur conservando le utilissime funzioni di lavoro cooperativo, non permetteva l'inserimento e la gestione delle immagini sulle proprie pagine.
Tappata questa enorme falla, che ha costretto anche la mia classe a complicate conversioni e riconversioni digitali, possiamo ormai segnalare le google apps come insostituibili applicazioni di riferimento anche per android.
Si tratta di un adeguamento delle google apps, in particolare di GSlides: l'applicazione per realizzare presentazioni.
Sui dispositivi mobili del robottino verde era infatti difficile trovare buone applicazioni di produzione che sostituissero quelle arcinote per i PC tradizionali.
Le google apps rappresentavano una buona alternativa ma google Slides conteneva alcune gravi limitazioni francamente inaccettabili, soprattutto per programmi che hanno una vocazione grafica.
Presentazioni di google infatti, pur conservando le utilissime funzioni di lavoro cooperativo, non permetteva l'inserimento e la gestione delle immagini sulle proprie pagine.
Tappata questa enorme falla, che ha costretto anche la mia classe a complicate conversioni e riconversioni digitali, possiamo ormai segnalare le google apps come insostituibili applicazioni di riferimento anche per android.
domenica 19 aprile 2015
Gli insegnanti e il digitale
Ho terminato recentemente due brevissimi corsi dedicati alle competenze digitali degli insegnanti per USR del Piemonte e, come spesso accade, il confronto con colleghi che dimostrano una particolare attenzione verso il digitale è sempre molto ricco e fruttuoso.
Ho trovato in generale maggiori competenze specifiche e anche un’attenzione critica che solo qualche anno fa era difficile rintracciare anche fra i pochi “iniziati” che seguivano simili corsi.
Nel generale giudizio positivo mi è sembrato tuttavia di rilevare almeno due criticità relative alle aspettative e all’approccio formativo che condizionano significativamente l’efficacia di questi percorsi.
Apprendere è un’attività complessa, anche se lo sforzo è prodotto da coloro che normalmente sono dall’altra parte della comunicazione didattica: i docenti.
Per definizione quindi, noi insegnanti, siamo per lo più impegnanti a individuare particolarità, difficoltà e stili diversi di apprendimento per meglio pianificare le azioni didattiche che riteniamo più opportune.
La formazione e soprattutto l’esperienza ci hanno presto rivelato quanto complessa è la relazione didattica: spesso tanto quanto sono gli alunni a noi affidati.
Quando invece tocca a noi apprendere, guidati da una sorta di riduzionismo cognitivo, facciamo affidamento a pratiche e metodologie consolidate che hanno o hanno avuto successo in contesti “tradizionali” ma che forse sono meno adatte per le competenze informali proprie degli ambienti 2.0.
Questi ultimi, quasi per definizione, si esplorano seguendo percorsi, talvolta anche poco fruttuosi, che, proporzionalmente alla pratica acquisita su dispositivi e servizi, mappano lo spazio virtuale e quello cognitivo dell’esperienza degli utenti.
In questo senso le pratiche che meglio premiano i processi di apprendimento sono quelli che più assomigliano al gioco, all’attività ludica.
Non è un caso infatti che i risultati più significativi e duraturi provengono spesso da atteggiamenti esplorativi elementari di tipo prova-errore più che dall’annotazione analitica delle singole prestazioni.
Se infatti esiste una connotazione dove l’infelice espressione “nativi digitali” può trovare un senso, forse questa sta proprio nella naturale predisposizione delle nuove generazioni ad “addomesticare” in minor tempo le tecnologie.
Ciò naturalmente non significa averne una conoscenza sistematica e profonda che dovrà necessariamente passare per una riorganizzazione critica più complessa. Rimane tuttavia innegabile il numero e la qualità delle abilità acquisite con uno stile di apprendimento meno formale.
L’atteggiamento più fruttuoso, come mi è già capitato di osservare, è quello dello studioso di una lingua straniera che invece di avvalersi di esercizi e dizionari per la traduzione si cala direttamente nel contesto socio-culturale della lingua in uso.
In altre parole occorre sforzarsi di superare l’angoscia delle competenze meccaniche e operative per dedicarsi innanzitutto alle potenzialità sociali e comunicative del digitale che poi rappresentano, almeno nella didattica, l’aspetto più rilevante del suo portato innovativo.
Anche le aspettative che gli insegnanti pongono sui percorsi di formazione dedicati alle competenze digitali non favoriscono un efficace atteggiamento conoscitivo.
Il tema di che cosa sono o cosa si debba intendere per “competenze digitali degli insegnanti” rischierebbe di rendere non pertinenti queste poche righe: di sicuro non possono ridursi a poche fasi operative per la gestione di un software o ad un indice analitico di tools e servizi magari monotematici, prestrutturati e per nulla personalizzabili.
Quando parliamo di digitale oggi non ci riferiamo solo ad una forma di organizzazione tecnica, seppure prevalente, ma piuttosto ad un nuovo spazio in cui si regolano la cultura, i saperi e le modalità comunicative della società contemporanea.
La scuola e i suoi attori principali dovrebbero guadagnarsi ampi spazi di azione che non si possono descrivere in quattro modalità operative del tutto simili ad una ricetta di cucina!
La riflessione sulle competenze digitali dovrebbe impegnare i docenti ad investigare come queste possano essere innanzitutto sfruttate a supporto della propria crescita professionale prima ancora di produrre lo sforzo della mediazione didattica.
L’obiettivo principale è l’acquisizione di una vera e propria cittadinanza digitale via via sempre più complessa capace di interpretare i nuovi linguaggi alla velocità delle loro mutazioni e di gestire la complessità dei nuovi ambienti di apprendimento.
La sfida è impegnativa soprattutto perché prevede un percorso “in fieri” che costringerà gli insegnanti ad assomigliare sempre più a dei ricercatori più che ai depositari di un sapere il quale, pur mantenendo inalterati i valori sostanziali, ha bisogno di essere declinato dinamicamente nei casi della contemporaneità.
Ho trovato in generale maggiori competenze specifiche e anche un’attenzione critica che solo qualche anno fa era difficile rintracciare anche fra i pochi “iniziati” che seguivano simili corsi.
Nel generale giudizio positivo mi è sembrato tuttavia di rilevare almeno due criticità relative alle aspettative e all’approccio formativo che condizionano significativamente l’efficacia di questi percorsi.
Apprendere è un’attività complessa, anche se lo sforzo è prodotto da coloro che normalmente sono dall’altra parte della comunicazione didattica: i docenti.
Per definizione quindi, noi insegnanti, siamo per lo più impegnanti a individuare particolarità, difficoltà e stili diversi di apprendimento per meglio pianificare le azioni didattiche che riteniamo più opportune.
La formazione e soprattutto l’esperienza ci hanno presto rivelato quanto complessa è la relazione didattica: spesso tanto quanto sono gli alunni a noi affidati.
Quando invece tocca a noi apprendere, guidati da una sorta di riduzionismo cognitivo, facciamo affidamento a pratiche e metodologie consolidate che hanno o hanno avuto successo in contesti “tradizionali” ma che forse sono meno adatte per le competenze informali proprie degli ambienti 2.0.
Questi ultimi, quasi per definizione, si esplorano seguendo percorsi, talvolta anche poco fruttuosi, che, proporzionalmente alla pratica acquisita su dispositivi e servizi, mappano lo spazio virtuale e quello cognitivo dell’esperienza degli utenti.
In questo senso le pratiche che meglio premiano i processi di apprendimento sono quelli che più assomigliano al gioco, all’attività ludica.
Non è un caso infatti che i risultati più significativi e duraturi provengono spesso da atteggiamenti esplorativi elementari di tipo prova-errore più che dall’annotazione analitica delle singole prestazioni.
Se infatti esiste una connotazione dove l’infelice espressione “nativi digitali” può trovare un senso, forse questa sta proprio nella naturale predisposizione delle nuove generazioni ad “addomesticare” in minor tempo le tecnologie.
Ciò naturalmente non significa averne una conoscenza sistematica e profonda che dovrà necessariamente passare per una riorganizzazione critica più complessa. Rimane tuttavia innegabile il numero e la qualità delle abilità acquisite con uno stile di apprendimento meno formale.
L’atteggiamento più fruttuoso, come mi è già capitato di osservare, è quello dello studioso di una lingua straniera che invece di avvalersi di esercizi e dizionari per la traduzione si cala direttamente nel contesto socio-culturale della lingua in uso.
In altre parole occorre sforzarsi di superare l’angoscia delle competenze meccaniche e operative per dedicarsi innanzitutto alle potenzialità sociali e comunicative del digitale che poi rappresentano, almeno nella didattica, l’aspetto più rilevante del suo portato innovativo.
Anche le aspettative che gli insegnanti pongono sui percorsi di formazione dedicati alle competenze digitali non favoriscono un efficace atteggiamento conoscitivo.
Il tema di che cosa sono o cosa si debba intendere per “competenze digitali degli insegnanti” rischierebbe di rendere non pertinenti queste poche righe: di sicuro non possono ridursi a poche fasi operative per la gestione di un software o ad un indice analitico di tools e servizi magari monotematici, prestrutturati e per nulla personalizzabili.
Quando parliamo di digitale oggi non ci riferiamo solo ad una forma di organizzazione tecnica, seppure prevalente, ma piuttosto ad un nuovo spazio in cui si regolano la cultura, i saperi e le modalità comunicative della società contemporanea.
La scuola e i suoi attori principali dovrebbero guadagnarsi ampi spazi di azione che non si possono descrivere in quattro modalità operative del tutto simili ad una ricetta di cucina!
La riflessione sulle competenze digitali dovrebbe impegnare i docenti ad investigare come queste possano essere innanzitutto sfruttate a supporto della propria crescita professionale prima ancora di produrre lo sforzo della mediazione didattica.
L’obiettivo principale è l’acquisizione di una vera e propria cittadinanza digitale via via sempre più complessa capace di interpretare i nuovi linguaggi alla velocità delle loro mutazioni e di gestire la complessità dei nuovi ambienti di apprendimento.
La sfida è impegnativa soprattutto perché prevede un percorso “in fieri” che costringerà gli insegnanti ad assomigliare sempre più a dei ricercatori più che ai depositari di un sapere il quale, pur mantenendo inalterati i valori sostanziali, ha bisogno di essere declinato dinamicamente nei casi della contemporaneità.
domenica 22 marzo 2015
Incorporare audio nel blog
Inserire file audio sul proprio sito web o sul blog personale non è sempre un'attività immediata.
Mentre caricare un file e metterlo a disposizione dei visitatori è ormai una funzione supportata da moltissimi servizi web, la fruizione diretta di file audio, magari anche con un semplice player per le funzioni di start e stop, non è ancora molto comune: anzi spesso è un'operazione da "addetti ai lavori".
Qualche giorno fa anche i ragazzi della 2D hanno avuto questo problema sul loro sito web dedicato a expo2015 e, dai commenti ricevuti, mi sembra che sia una difficoltà di molti quindi lascio questo piccolo tutorial su come l'abbiamo risolta.
Il servizio web che ci aiutato è il notissimo SoundCloud una sorta di social musicale ma che si presta benissimo ad un semplice quanto efficace lavoro di streaming audio.
Dopo la veloce iscrizione e la conferma dell'account passiamo direttamente all'upload del nostro file audio
Mentre caricare un file e metterlo a disposizione dei visitatori è ormai una funzione supportata da moltissimi servizi web, la fruizione diretta di file audio, magari anche con un semplice player per le funzioni di start e stop, non è ancora molto comune: anzi spesso è un'operazione da "addetti ai lavori".
Qualche giorno fa anche i ragazzi della 2D hanno avuto questo problema sul loro sito web dedicato a expo2015 e, dai commenti ricevuti, mi sembra che sia una difficoltà di molti quindi lascio questo piccolo tutorial su come l'abbiamo risolta.
Il servizio web che ci aiutato è il notissimo SoundCloud una sorta di social musicale ma che si presta benissimo ad un semplice quanto efficace lavoro di streaming audio.
Dopo la veloce iscrizione e la conferma dell'account passiamo direttamente all'upload del nostro file audio
cliccando su "choose file to upload" possiamo andare a cercare il nostro file e lanciare l'upload vero e proprio.
Una volta caricato il file dalla home del servizio, dove ci sono tutti i file caricati, clicchiamo su "share".
Puntiamo a prelevare il codice necessario ad effettuare l'embedded (incorporamento) sul nostro sito o blog personale.
Copiamo quindi il codice evidenziato e trasferiamolo così com'è in uno spazio adatto ad ospitare puro codice html.
Quasi tutti i blog e siti web hanno gadget speciali per fare questa operazione.
Con Blogger è ancora più semplice: è sufficiente cliccare sul bottone "html" sulla barra di formattazione e incollare il codice.
La pagina del sito web che ospita il breve intervento musicale inserito grazie a SoundCloud è qui.
Fatemi sapere!
martedì 24 febbraio 2015
Prezi arriva sul robottino verde
Ho appena scaricato dal Playstore l'app della nota webtool PREZI con la quale si realizzano incredibili presentazioni dinamiche.
Posso dirlo?! Era ora!
Non si tratta ancora dell'applicazione completa, è vero; non è possibile infatti passare all'editing dei documenti che rimane un'esclusiva della versione per pc ma è pur sempre un'altra ottima app a disposizione degli utenti di Android.
A parziale consolazione si segnala un'interessante opzione di visualizzazione denominata "present remotely".
Si tratta in sostanza di abilitare una presentazione in remoto attraverso l'attivazione di un link pubblico che, distribuito fra gli partecipanti, pemetterà di seguire l'avvenimento sul proprio dispositivo.
Farò una prova sul campo nei prossimi giorni. Manteniamoci in contatto!
giovedì 29 gennaio 2015
...ricapitolando!
Dopo l'incontro con le colleghe della Frank di Druento ho pensato di lasciare traccia delle ultime apps di cui abbiamo parlato.
Il tempo è volato solo accennando alle potenzialità del mirroring con chromecast e alla versalitilità delle apps di google.
Ma non vorrei che si dimenticassero la splendida TinyTap, un'app veramente ben fatta, dalle molteplici potenzialità didattiche e ancora gratuita e Thinglink: app che, nata come servizio web, permette la creazione di immagini interattive, dense di informazioni e materiali aggiuntivi.
Siamo poi passati al mind mapping segnalando due apps alternative a quelle più conosciute nel web. Sharpmindmap: pulita, semplice ed efficace e Wecollabrify: che, pur limititata nelle potenzialità e essenziale nella grafica, possiede l'utilissima funzione di poter condividere il documento in un gruppo di lavoro.
Arrivederci a tutti e ricordate di dare uno sguardo anche a questo canale dove cerco di collezionare le apps android che ritengo più utili per la didattica.
p.s.
Mi accorgo solo ora che videoscribe è stata ritirata dal PlayStore; temo un'operazione esclusivamente commerciale poiché negli ultimi test è attiva e funzionante.
venerdì 28 novembre 2014
La grafica animata di VideoScribe
É quasi un mese che i tablet fanno parte integrante della didattica quotidiana della classe e che i ragazzi li utilizzano come strumenti di apprendimento.
Abbiamo iniziato la nostra esperienza con una lista aperta di apps che ci avrebbe dovuto accompagnare lungo questo percorso. Ma il tablet e le sue potenzialità, soprattutto in un sistema aperto come Android, sono in continua evoluzione e, come ci aspettavamo, solo negli ultimi giorni ne abbiamo scoperto di nuove anche per la chiavetta ChromeCast di cui abbiamo già parlato qui e di cui parleremo ancora.
In questo post oltre a parlarne ho voluto mostrare il video finale realizzato con un'app interessante che non faceva parte del gruppo iniziale selezionato.
Si tratta di Videoscribe; un'app dalla semplice curva di apprendimento che è in grado di realizzare animazioni gradevoli e tecnicamente complesse con pochi tap.
I ragazzi si sono subito appassionati e in breve tempo ne hanno sperimentato le potenzialità grafiche e tecniche.
Una delle difficoltà riscontrate è stata l'esportazione del filmato finale che ha richiesto molti tentativi e un notevole tempo di attesa, probabilmente dovuto alla traccia audio scelta.
Per risolvere il problema i ragazzi ne hanno realizzato una versione senza sonoro che hanno montato in seguito con le opzioni di editing fornite da YouTube.
Il video rappresenta la fase finale di una delle tappe previste lungo il percorso didattico dedicato al "Consumo consapevole"
Abbiamo iniziato la nostra esperienza con una lista aperta di apps che ci avrebbe dovuto accompagnare lungo questo percorso. Ma il tablet e le sue potenzialità, soprattutto in un sistema aperto come Android, sono in continua evoluzione e, come ci aspettavamo, solo negli ultimi giorni ne abbiamo scoperto di nuove anche per la chiavetta ChromeCast di cui abbiamo già parlato qui e di cui parleremo ancora.
In questo post oltre a parlarne ho voluto mostrare il video finale realizzato con un'app interessante che non faceva parte del gruppo iniziale selezionato.
Si tratta di Videoscribe; un'app dalla semplice curva di apprendimento che è in grado di realizzare animazioni gradevoli e tecnicamente complesse con pochi tap.
I ragazzi si sono subito appassionati e in breve tempo ne hanno sperimentato le potenzialità grafiche e tecniche.
Una delle difficoltà riscontrate è stata l'esportazione del filmato finale che ha richiesto molti tentativi e un notevole tempo di attesa, probabilmente dovuto alla traccia audio scelta.
Per risolvere il problema i ragazzi ne hanno realizzato una versione senza sonoro che hanno montato in seguito con le opzioni di editing fornite da YouTube.
Il video rappresenta la fase finale di una delle tappe previste lungo il percorso didattico dedicato al "Consumo consapevole"
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