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mercoledì 26 febbraio 2020

Virus, formazione e altre belle cose!

Ai tempi del contagio si scopre, più facilmente del previsto, quanta approsimazione e superficialità ci sia nel modo di affrontare i problemi nel nostro paese. Un altro esempio paradigmadico è la cosidetta formazione a distanza (FAD) che dovrebbe, almeno nelle intenzioni del ministero, venir incontro alle esigenze educative dei nostri ragazzi momentaneamente sospese dalle ordinanze restrittive causa Covid-19.
Ciò implicherebbe:
  • Competenze estese degli insegnanti sulle più comuni piattaforme FAD online
  • Competenze estese degli insegnanti su applicativi e tools digitali per la didattica
  • Competenze estese degli alunni sulle più comuni piattaforme FAD online
  • Disponibilità capillare di dispositivi e tecnologie adeguate (intenet veloce)
  • Specificità professionali in una didattica che possiede metodologie e pratiche molto diverse da quelle tradizionali.
Non voglio neppure affrontare il problema normativo; tutt'altro che trascurabile se, ad esempio, alla formazione così erogata ne dovessero conseguire certificazioni ufficiali.
Credo, anzi temo, che alla fine tutto si ridurrà nell'assegnazione di altri compiti a casa che, intendiamoci, non sono formazione a distanza, ma serviranno almeno a ridurre le ansie degli adulti colti impreparati dall'interrogazione.... a sorpresa!
[continua....forse!]

domenica 19 aprile 2015

Gli insegnanti e il digitale

Ho terminato recentemente due brevissimi corsi dedicati alle competenze digitali degli insegnanti per USR del Piemonte e, come spesso accade, il confronto con colleghi che dimostrano una particolare attenzione verso il digitale è sempre molto ricco e fruttuoso.
Ho trovato in generale maggiori competenze specifiche e anche un’attenzione critica che solo qualche anno fa era difficile rintracciare anche fra i pochi “iniziati” che seguivano simili corsi.
Nel generale giudizio positivo mi è sembrato tuttavia di rilevare almeno due criticità relative alle aspettative e all’approccio formativo che condizionano significativamente l’efficacia di questi percorsi.
Apprendere è un’attività complessa, anche se lo sforzo è prodotto da coloro che normalmente sono dall’altra parte della comunicazione didattica: i docenti.
Per definizione quindi, noi insegnanti, siamo per lo più impegnanti a individuare particolarità, difficoltà e stili diversi di apprendimento per meglio pianificare le azioni didattiche che riteniamo più opportune.
La formazione e soprattutto l’esperienza ci hanno presto rivelato quanto complessa è la relazione didattica: spesso tanto quanto sono gli alunni a noi affidati.
Quando invece tocca a noi apprendere, guidati da una sorta di riduzionismo cognitivo, facciamo affidamento a pratiche e metodologie consolidate che hanno o hanno avuto successo in contesti “tradizionali” ma che forse sono meno adatte per le competenze informali proprie degli ambienti 2.0.
Questi ultimi, quasi per definizione, si esplorano seguendo percorsi, talvolta anche poco fruttuosi, che, proporzionalmente alla pratica acquisita su dispositivi e servizi, mappano lo spazio virtuale e quello cognitivo dell’esperienza degli utenti.
In questo senso le pratiche che meglio premiano i processi di apprendimento sono quelli che più assomigliano al gioco, all’attività ludica.
Non è un caso infatti che i risultati più significativi e duraturi provengono spesso da atteggiamenti esplorativi elementari di tipo prova-errore più che dall’annotazione analitica delle singole prestazioni.
Se infatti esiste una connotazione dove l’infelice espressione “nativi digitali” può trovare un senso, forse questa sta proprio nella naturale predisposizione delle nuove generazioni ad “addomesticare” in minor tempo le tecnologie.
Ciò naturalmente non significa averne una conoscenza sistematica e profonda che dovrà necessariamente passare per una riorganizzazione critica più complessa. Rimane tuttavia innegabile il numero e la qualità delle abilità acquisite con uno stile di apprendimento meno formale.
L’atteggiamento più fruttuoso, come mi è già capitato di osservare, è quello dello studioso di una lingua straniera che invece di avvalersi di esercizi e dizionari per la traduzione si cala direttamente nel contesto socio-culturale della lingua in uso.
In altre parole occorre sforzarsi di superare l’angoscia delle competenze meccaniche e operative per dedicarsi innanzitutto alle potenzialità sociali e comunicative del digitale che poi rappresentano, almeno nella didattica, l’aspetto più rilevante del suo portato innovativo.
Anche le aspettative che gli insegnanti pongono sui percorsi di formazione dedicati alle competenze digitali non favoriscono un efficace atteggiamento conoscitivo.
Il tema di che cosa sono o cosa si debba intendere per “competenze digitali degli insegnanti” rischierebbe di rendere non pertinenti queste poche righe: di sicuro non possono ridursi a poche fasi operative per la gestione di un software o ad un indice analitico di tools e servizi magari monotematici, prestrutturati e per nulla personalizzabili.
Quando parliamo di digitale oggi non ci riferiamo solo ad una forma di organizzazione tecnica, seppure prevalente, ma piuttosto ad un nuovo spazio in cui si regolano la cultura, i saperi e le modalità comunicative della società contemporanea.
La scuola e i suoi attori principali dovrebbero guadagnarsi ampi spazi di azione che non si possono descrivere in quattro modalità operative del tutto simili ad una ricetta di cucina!
La riflessione sulle competenze digitali dovrebbe impegnare i docenti ad investigare come queste possano essere innanzitutto sfruttate a supporto della propria crescita professionale prima ancora di produrre lo sforzo della mediazione didattica.
L’obiettivo principale è l’acquisizione di una vera e propria cittadinanza digitale via via sempre più complessa capace di interpretare i nuovi linguaggi alla velocità delle loro mutazioni e di gestire la complessità dei nuovi ambienti di apprendimento.
La sfida è impegnativa soprattutto perché prevede un percorso “in fieri” che costringerà gli insegnanti ad assomigliare sempre più a dei ricercatori più che ai depositari di un sapere il quale, pur mantenendo inalterati i valori sostanziali, ha bisogno di essere declinato dinamicamente nei casi della contemporaneità.

venerdì 28 novembre 2014

La grafica animata di VideoScribe

É quasi un mese che i tablet fanno parte integrante della didattica quotidiana della classe e che i ragazzi li utilizzano come strumenti di apprendimento.
Abbiamo iniziato la nostra esperienza con una lista aperta di apps che ci avrebbe dovuto accompagnare lungo questo percorso. Ma il tablet e le sue potenzialità, soprattutto in un sistema aperto come Android, sono in continua evoluzione e, come ci aspettavamo, solo negli ultimi giorni ne abbiamo scoperto di nuove anche per la chiavetta ChromeCast di cui abbiamo già parlato qui e di cui parleremo ancora.
In questo post oltre a parlarne ho voluto mostrare il video finale realizzato con un'app interessante che non faceva parte del gruppo iniziale selezionato.
Si tratta di Videoscribe; un'app dalla semplice curva di apprendimento che è in grado di realizzare animazioni gradevoli e tecnicamente complesse con pochi tap.
I ragazzi si sono subito appassionati e in breve tempo ne hanno sperimentato le potenzialità grafiche e tecniche.
Una delle difficoltà riscontrate è stata l'esportazione del filmato finale che ha richiesto molti tentativi e un notevole tempo di attesa, probabilmente dovuto alla traccia audio scelta.
Per risolvere il problema i ragazzi ne hanno realizzato una versione senza sonoro che hanno montato in seguito con le opzioni di editing fornite da YouTube.
Il video rappresenta la fase finale di una delle tappe previste lungo il percorso didattico dedicato al "Consumo consapevole" 
     

sabato 12 maggio 2012

Riflessioni didattiche - parte quarta

La pratica quotidiana con le tecnologie digitali e i servizi web ha lentamente coinvolto tutti i ragazzi, anche coloro che inizialmente erano più distanti per competenze e condizioni sociali e culturali.
Tutte le attività didattiche e di apprendimento sono state arricchite, sia nei contenuti sia nelle forme, dalle potenzialità tecnologiche presenti in classe.
Gli stessi alunni hanno giocato un ruolo di primo piano soprattutto nella sperimentazione di canali, media e servizi di rete vicini alle loro necessità espressive e attitudini creative.
All’utilizzo dei noti software di produzione si sono affiancati molte web-application per l’elaborazione grafica, per la realizzazione di mappe concettuali, presentazioni multimediali ecc.
Il valore aggiunto delle esperienze effettuate è stato la facilità di condivisione e socializzazione propria di questi servizi del web 2.0. Il carattere “Social” della maggior parte delle esperienze formative è stato infatti l’innovazione sostanziale introdotta nelle pratiche formative della classe.
Potenziata attraverso l’uso della piattaforma free delle Google Apps, l’attività didattica, soprattutto nei suoi aspetti logistici, ha giovato delle caratteristiche tecniche del cloud computing, mentre le modalità di apprendimento si potenziavano nelle nuove relazioni che si andavano costituendo.
L’ambiente di apprendimento ha favorito infatti l’emergere di nuovi rapporti non solo fra gli alunni ma anche fra loro e i docenti e i saperi che circolano, anche inconsapevolmente, nei nuovi spazi condivisi.
Ancora più evidenti le innovazioni e le ricadute rispetto alle pratiche e ai linguaggi.
Le attività digitali di produzione e navigazione stimolate e guidate dall’attività scolastica hanno fatto in modo che questa contaminasse spazi mediali e virtuali non tradizionalmente di sua pertinenza.
Sono stati inoltre “invasi territori” e modalità comunicative come i giochi, i documentari e la tv, i social network, le chat, la musica pop ecc. che sono entrati a tutti gli effetti nelle esperienze comuni di apprendimento.
Un esempio caratteristico è l’utilizzo dei canali personali degli studenti sul noto sito di video sharing “YouTube” per conservare e condividere filmati realizzati per, e con la scuola.
La pluralità dei codici in gioco inoltre ha fatto sì che i linguaggi, dai tradizionali canali verbali alle avanzate ricostruzioni in 3D, si incrociassero in una combinazione espressiva non solo ricca e diversificata, dalle eccellenti potenzialità inclusive, ma anche più vicina allo stile cognitivo ed emotivo dei ragazzi.
Molti gli usi anche di software specifici, ad iniziare da quelli caratteristici della LIM a quelli per il montaggio video, per la creazione di ambienti e gallerie 3D, per la realizzazione di presentazione multimediali, di e-book ecc.
Dare conto di tutte le attività specifiche sarebbe lungo e complesso ma uno sguardo ai materiali conservati sulle pagine del sito può dare un’impressione soddisfacente del lavoro svolto.
La prossimità delle tecnologie, presenti e pronte all’uso in aula, e la graduale autonomia gestionale che i ragazzi hanno assunto senza grandi difficoltà nella cura e manutenzione dei dispositivi, sono stati senza dubbio un altro dei fattori di successo dell’esperienza.
Tutto ciò ha sicuramente rafforzato alcune competenze tecniche specifiche ma soprattutto il senso di responsabilità generale e la graduale coscienza di far parte di una comunità coinvolta in una esperienza personale e umana unica e dall’alto valore formativo.

martedì 27 marzo 2012

Riflessioni didattiche - parte terza

La rappresentazione dell’insegnante come unico depositario della conoscenza, dell’informazione ufficialmente riconosciuta, non solo non è più appetibile ma neanche più sostenibile.
Il docente sembra destinato ad un ruolo di mediazione forse ancora più impegnativo, perché richiede una figura professionale capace di costruire saperi condivisi in contesti di apprendimento nello stesso tempo autonomi e collettivi. Nel tentativo di raggiungere quell’obiettivo sempre vagheggiato ma quasi mai raggiunto di “ ‘meta-formare’, ossia di sfruttare l’occasione dell’uso di certi metodi e strumenti basati sulle risorse 2.0 per farli acquisire abitualmente agli studenti a vantaggio del loro processo di apprendimento continuo lungo l’arco della vita.” [cit]
Ancora più insostenibile è ormai l’immagine dell’insegnante divulgatore, del professore che pur compiendo un enorme lavoro nel presentare in modo comprensibile gli argomenti, proietta un’immagine di sé paludata e immobile, incapace di cogliere l’innovazione.
La credibilità e l’autorevolezza dell’istituzione scolastica è messa in pericolo prima di tutto dalla mancanza di una visione organica della formazione, dalle carenze strutturali e gestionali della scuola italiana ma anche da una figura docente che si è cristallizzata, talvolta in modo inconsapevole, attorno ad un ruolo oramai anacronistico.
Oggi è ancora possibile ascoltare una qualsiasi lezione strutturata, gestita e condotta così come veniva gestita e condotta venti o trenta anni fa, a generazioni di studenti, magari già poco coinvolti allora, totalmente differenti, diversi nella formazione, nei desideri e nelle speranze.
In questo contesto, dove sono mutati i modi e i linguaggi per accedere alla conoscenza, l’insegnante non può solo fare affidamento sui saperi tradizionali con il grave rischio di allargare la frattura fra essi e i gli stili di apprendimento prevalenti.
Occorre al contrario valorizzare i nuovi formati, sfruttando tutti i codici a disposizione affinché siano funzionali ad una continua ritraduzione dell’informazione e dei saperi in grado così di avvicinare diverse modalità cognitive.
Occorre sfruttare tutte le istanze creative, relazionali e sociali che emergono nei nuovi media perché facciamo da sfondo non più a classi di discenti ma a comunità di apprendimento dove lo scambio, la partecipazione e la condivisione siano gli elementi fondanti di un modo nuovo di apprendere.
Occorre quindi un formatore che impari a trasformarsi in architetto e interprete di questi ambienti operando un lavoro di raccordo tra le esperienze e i contributi alla crescita delle competenze generali. Un formatore in grado di incoraggiare ed esercitare una valutazione critica non solo sugli stimoli che provengono da ambiti metodologicamente appropriati ma anche da valutazioni eccentriche e poco coordinate.

sabato 11 febbraio 2012

Riflessioni didattiche - parte seconda

"Adottare" una LIM, in classe non è solo una questione di innovazione tecnologica. Come ho già avuto modo di osservare la sfida più impegnativa non riguarda strettamente le prestazioni e le competenze legate alla macchina ma la trasformazione, anche più complessa, di un certo modo di interpretare il proprio ruolo di docente, le proprie specificità didattiche, il lavoro di progettazione delle attività di apprendimento.
L’adozione di ogni nuova tecnologia influenza sempre nel profondo tutte le attività umane ad essa connessa, spesso lasciando intravvedere nuovi obiettivi o nuove soluzioni per vecchi problemi oppure, nei casi più fortunati,  portando innovazioni difficilmente prima immaginabili.
Se assumiamo questa prospettiva apparirà subito chiaro, così come scoprono presto i colleghi che hanno già avuto modo di confrontarsi, che l’ostacolo maggiore non sono le poche competenze specifiche al funzionamento della LIM, ma proprio il sentiero accidentato e poco battuto delle pratiche inusitate che in realtà stimola; pratiche lontane dalle rassicuranti esperienze consolidate, alle quali pure va riconosciuto il merito di essere funzionali ad un modo d’intendere e praticare la scuola.
In questo contesto, pur senza sbilanciarsi in giudizi di merito che non aggiungono nulla di positivo a questa discussione, adottare una lavagna interattiva multimediale nella propria classe significa prima di tutto raccogliere alcune importanti sfide che la modernità ha posto e porrà in modo sempre più pressante all’istituzione scolastica in generale, all’insegnante e alla sua professionalità in particolare.
Bisogna di conseguenza partire da una riflessione che impegni il docente ad investigare come le tecnologie digitali possono essere sfruttate a supporto della propria crescita professionale (accesso ai saperi, partecipazione a comunità online o ad attività di formazione in cui si faccia uso degli stessi strumenti tecnologici, ecc.) prima ancora di produrre lo sforzo della mediazione didattica.
Questa predisposizione, che va oltre la semplice acquisizione di competenze tecniche, permetterà la significativa mutazione del mezzo tecnologico in forma di espressione, in una serie di nuovi linguaggi con i quali tradurre le conoscenze e riorganizzare i saperi.
La trasformazione del dispositivo tecnico in linguaggio è la condizione necessaria affinché nell’innovazione si possa scorgere quel valore aggiunto che giustifica il costo professionale che implica ogni tipo di cambiamento.
Il dato tecnico è quindi solo uno dei risultati attesi, anzi quello più marginale; la vera risorsa è la ricchezza espressiva, sia in senso multimediale sia nel senso plurivoco, condiviso e distribuito proprio della Rete.

mercoledì 1 febbraio 2012

Riflessioni didattiche - parte prima

Negli ultimi anni, almeno dall’inizio degli anni 2000, le applicazioni e le funzioni dei computer si sono totalmente evolute verso la rete che, da forma di organizzazione tecnica, è diventata principio organizzatore di nuovi rapporti nella cultura e nella società: qualcuno chiama tutto ciò web 2.0.
Al centro di questa evoluzione c’è “un approccio ‘filosofico’ alla rete che ne connota la dimensione sociale, della condivisione, dell'autorialità rispetto alla mera fruizione: sebbene dal punto di vista tecnologico gli strumenti della rete possano apparire invariati (come forum, chat e blog, che ‘preesistevano’ già nel web 1.0) è proprio la modalità di utilizzo della rete ad aprire nuovi scenari fondati sulla compresenza nell'utente della possibilità di fruire e di creare/modificare i contenuti multimediali.” [cit]
Le implicazioni sulla cultura in generale e sulla formazione in particolare sono enormi, non solo perché la pervasività del mezzo è veramente impressionante ma anche perché le potenzialità informative e comunicative che i ragazzi hanno oggi a disposizione rivoluzionano totalmente la loro rappresentazione del mondo, i loro schemi cognitivi, le modalità di costruzione e accesso al sapere.
Simili problemi non possono essere marginalizzati da tutti coloro che si occupano delle nuove generazioni, a maggior ragione se di loro si è, pur a diversi livelli, responsabili della loro formazione. 
Le stesse istituzioni, in particolare la Commissione Europea, fin dal 2006 con la “Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio” fino alla più recente “Agenda digitale europea” [15/05/2010]* segnalano e favoriscono tutte le iniziative che approfondiscono e diffondono la “digital literacy” nella consapevolezza che senza tali competenze non sarà possibile pensare e costruire la società del futuro.
In un simile contesto la scuola si gioca il proprio futuro, non solo per gli anacronistici sistemi vigenti, ma anche per quel che le rimane di credibilità e autorevolezza: una scuola che non sa parlare ai giovani e un’istituzione afasica e inutile; incapace di imporre un proprio modello, verrà sommersa dall’agenda di altri soggetti più o meno competenti.
La sfida non è semplice, anche perché il piano del confronto deve essere quanto prima rovesciato: non è possibile pensare alla prima istituzione culturale di un paese tenuta in scacco da un fattore che dovrebbe governare.
Fino a quando la scuola, a tutti i suoi livelli, non sarà in grado gestire i nuovi fenomeni tecnologici che condizionano l’informazione e la comunicazione abdicherà a ciò che, per il futuro, sarà il suo obiettivo primario: la pianificazione e la gestione del progresso.
Anche la scuola quindi deve assumere un nuovo atteggiamento volto ad interpretare l'alfabetizzazione tecnologica come “la capacità matura di partecipare in modo creativo, critico e responsabile alle scelte tecnologiche che sono al servizio della democrazia, della sostenibilità ambientale e di una società giusta” [cit.]

sabato 14 maggio 2011

Nuovi compiti e cittadinanze

Ho spesso segnalato su questo blog iniziative, servizi e applicazioni relativi alla sicurezza e alla privacy online.
Un problema molto sentito non solo per l'enorme diffusione di internet negli ultimi anni, ma anche per l'età media dell'utenza che si fa sempre più bassa. Accanto all'augurio che la rete possa essere mezzo di sviluppo personale e intellettuale non possiamo tralasciare le doverose precauzioni che ogni educatore, dai genitori agli insegnanti, deve segnalare costantemente ai ragazzi.
E' per questo che, nel corso dell'anno, qualche intervento relativo all'educazione alla cittadinanza ha avuto come oggetto proprio questi temi.
L'ultimo in ordine di tempo è una sorta di webquest (il documento in testa a questo post) che, prendendo a pretesto la realizzazione di un breve manualetto da regalare agli amici che utilizzano internet, invita i ragazzi ad esplorare alcuni recenti documenti sul web di Google, Yahoo e Telecom sulla sicurezza in rete dedicati ai minori.

giovedì 21 aprile 2011

Uscita didattica: i luoghi del Risorgimento

L'altra settimana abbiamo organizzato per la classe un'uscita in città dedicata ai luoghi e ai personaggi del Risorgimento.
L'idea era nata dalla difficoltà di introdurre al meglio questi temi in occasione del 150° anno dell'Unità di Italia in classi (delle 2°) che, nel rispetto dei programmi ministeriali, non avevano ancora affrontato il cruciale periodo storico.
E' stata, fra le altre cose, un'esperienza significativa perché conoscere bene il luogo in cui si vive non è sempre così scontato, soprattutto per i ragazzi che abitano le grandi città.
Una volta in classe abbiamo cercato di fare il punto. Innanzi tutto i ragazzi hanno tracciato nel proprio spazio di Google maps il percorso effettuato: l'immagine che accompagna questo post è il lavoro di Gabriele. In seguito bisognava illustrare i punti individuati sulla mappa (e approfonditi in modo sublime dalla nostra guida) in un documento delle google apps: alla scadenza, vista anche l'imminenza delle periodo di festa, i ragazzi sono stati invitati a condividire attraverso la rete il loro lavoro con l'insegnante. Quest'ultimo ha incominciato a correggerli....al rientro i risultati.

P.s.
Amici mi hanno fatto notare che avrei potuto condividere direttamente la mappa di google  dove i ragazzi, invece di produrre un file separato, potevano, individuati e marcati i punti, inserire delle note specifiche relative alla loro esperienza.
Hanno ragione! Anche se, a parziale giustificazione, immaginavo il prodotto finale come un testo sequenziale; insomma un'occasione per esercitare le abilità testuali e di scrittura.

domenica 20 febbraio 2011

Piccoli esploratori crescono.


Il mese scorso ho spiegato come realizzare, attraverso i grafici di MS Excel, una piramide d’età. Non è stato facile! La lezione sui principali elementi della demografia era stata infatti molto interessante, ma assegnato il compito sulla popolazione, avevamo dovuto arrenderci al fatto che, almeno apparentemente, fosse impossibile utilizzare le comode funzionalità grafiche del foglio di calcolo.
Non contento scopro la soluzione la sera davanti al mio pc e, come ho detto, la riporto, riadattata per Excel 2007, in classe. Alla fine della dimostrazione la prima reazione dei ragazzi è stata un fragoroso applauso che lì per lì ho interpretato un po’ ironicamente anche se poi in molti mi hanno chiesto di formalizzare la procedura in un tutorial.
Riflettendoci sono giunto alla conclusione che, in realtà, i ragazzi hanno applaudito con convinzione e partecipazione alla scoperta, al colpo a sorpresa, in certi ambienti si direbbe all’hack del prof., che risolve una problema al quale, ho poi scoperto, in tanti avevano cercato la soluzione.
Ecco io credo che se dovessi individuare in che cosa, l’esperienza coinvolgente di cl@ssi 2.0, ha inciso più profondamente, probabilmente indicherei il modo in cui i ragazzi si pongono davanti ai problemi.
La soluzione, come è ovvio e ragionevole aspettarsi, rimane l’obiettivo ancora maggiormente perseguito, ma il modo in cui ad essa si giunge incomincia a occupare una parte sempre maggiore nel lavoro cognitivo degli allievi.
La domanda principale non è solo: qual è il risultato? Ma anche: qual è il modo migliore per arrivarci?.

mercoledì 2 febbraio 2011

fare grafici online

Fare, utilizzare e illustrare grafici è un'attività sempre più frequente in classe.
I ragazzi sono diventati veramente esperti nel realizzarli, soprattuto con Excel e altri fogli di calcolo. Tuttavia potrebbe essere utile dare uno sguardo a questi tre applicazioni online che permettono la realizzazione, la pubblicazione e la condivisione di grafici senza aver installato alcun soft sul pc: basta un browser e un accesso a internet.
Da provare anche solo per liberarsi dalla schiavitù del foglio di calcolo!
CreateAGraph

Charttool

ChartGizmo

Fatemi sapere!

martedì 18 gennaio 2011

Matematica al pc

Oggi ho scoperto un software molto interessate targato Microsoft. Si tratta appunto di Microsoft Mathematics 4.0, un programma in grado di eseguire ogni tipo di calcolo complesso. Tra le diverse funzionalità vi è la possibilità di risolvere le equazioni passo per passo, offrendo così la possibilità agli studenti di apprendere maggiormente l’intero processo; la risoluzione grafica di concetti e problemi; una libreria di formule ed equazioni e vari strumenti di conversione.
Credo, almeno a prima vista, che sia uno dei migliori software dedicati alla matematica che io conosca ma, da insegnante di materie letterarie, non rappresento certo una fonte attendibile.
Attendo quindi commenti da colleghi più esperti per formulare un giudizio più approfondito.

domenica 19 dicembre 2010

Lo speciale di calaprima

Il sito di Calaprima nonostante conservi l'anacronistico nome, infatti i ragazzi ormai fanno seconda (le falle della progettazione!), non rimane fermo.
Abbiamo da poco inaugurato una nuova sezione dedicata agli "speciali": approfondimenti interdisciplinari attraverso l'uso di tecnologie di rete.
La sezione inizia con il lavoro di Italiano e storia sul "viaggio di Magellano e una Timeline dedicata al secolo delle scoperte geografiche". 
Il lavoro deve essere ancora concluso, stiamo corregendo le ultime cose, ma volevamo comunque segnalarlo per condividere l'esperienza e incominciare a vedere l'effetto totale.
Abbiamo utilizzato tutti servizi Cloud, dalle Maps e i docs di google alla timeline del progetto SIMILE.
Dateci uno sguardo e fateci sapere! 

martedì 14 dicembre 2010

SuperBook: risorse e tecnologie didattiche


Sempre più spesso i colleghi mi chiedono qualche indirizzo, qualche risorsa o applicativo che li possa aiutare nel lavoro in classe. Per alcuni si tratta di una ricerca all'innovazione, di un aggiornamento personale, altri invece sono alla ricerca di stimoli o applicativi guida per iniziare a utilizzare la tecnologia nelle loro classi. Proprio ieri in uno dei miei blog di riferimento, Free Technology for Teachers di Richard Byrne, è stato pubblicato un documento in pdf zeppo di appicativi e risorse web da utilizzare nella didattica. Più che parlarvene, vi inviterei a scaricarvelo dalla pagina del blog. E' il inglese, ma ne vale la pena!

martedì 30 novembre 2010

Linee del tempo in google docs

Ne avevo già parlato un po' di tempo fa, qui e qui, ma finora non avevo ritenuto importante proporre alla classe il servizio a disposizione in google docs. Si tratta della possibilità di realizzare automaticamente una linea del tempo a partire da dati tabulati in un foglio di calcolo: il formato di google docs simile a Microsoft Excel.
Il risultato è molto spartano, non ha le evolute funzioni e la grafica accativante di servizi come XTimeline, TimeGlider, Time Toast, TimeRime o Dipity ma conserva un carattere sperimentale e un lavoro di ordinamento dati che ritengo si debba lasciare ai ragazzi senza alcuna mediazione tecnica.
Ho quindi proposto loro, attraverso il forum, un tutorial sull'argomento in modo da metterli in grado di realizzare timeline personali, magari legate all'attività didattica.
Se avrò almeno qualche risposta affermativa, troverete presto il tutorial completo sul forum.
Intanto se volete dare un'occhiata alla Timeline di esempio sulla seconda guerra mondiale seguite questo link; la timeline è nel secondo foglio!

domenica 21 novembre 2010

GeoGame

Segnalo, per chi l'avesse perso in "Una lavagna al giorno" e ai miei studenti, questo sito che ospita un interessante e simpatico esercizio geografico.
Su di un globo rotante occore mettere, nella giusta posizione, continenti e oceani, montagne e fiumi, ecc. Un'interessante risorsa da utlizzare anche con la LIM.
Lo trovate qui!

mercoledì 3 novembre 2010

L'Europa con google maps


Oggi abbiamo affrontanto in classe il tema dell'unificazione europea. Per evidenziare le tappe cronologiche, relative all'ingresso dei diversi paesi che la compongono, abbiamo scelto google Maps. La classe divisa in gruppi sta scontornando i confini degli stati in modo da avere delle aree significative ben riconoscibili da un colore che indicherà anche l'anno di adesione (l'immagine si riferisce al compito in corso). Il lavoro sarà anche utile in futuro quando, analizzando singolarmente gli stati, la classe avrà già pronte le aree.
Interessante è anche la metodologia utilizzata dai ragazzi! Poichè le mappe possono essere condivise, alcuni gruppi, suddividendosi i compiti, lavorano sulla stessa mappa da diverse postazioni o più comodamente da casa senza rinunciare ai benefici della collaborazione. Il lavoro è ancora in corso; il primo obiettivo è quello di avere una mappa degli stati europei colorati secondo l'anno di adesione alla UE.
Terrò informato il blog! :)

sabato 30 ottobre 2010

web radio sociale

Il servizio non è proprio una novità ma questa iniziativa ha il pregio di essere stata progettata e realizzata nel nostro paese; si tratta di una web radio sociale o come direbbe qualcuno, social web radio. Attiva dall'inizio di quest'anno Spreaker ha realizzato un'ottima piattaforma per condividere idee, approfondire dibattiti, informare ed informarsi al tempo di musica. Protagonisiti, come in ogni iniziativa web 2.0, sono gli utenti che possono realizzare programmi di audioblog, entertainment, talk radio, approfondimenti musicali ecc.
Non occorre nient'altro che la registrazione e potremo cominciare a creare un nuovo appuntamento per gli eventuali ascoltatori; si aprirà una console per il dj che dovrà gestire i brani da far ascoltare e i suoi interventi. Insomma il minimo per la creazione, gestione e mantenimento di una web radio. In tempi di podcast, streaming e similia, una buona risorsa... anche per la didattica

mercoledì 6 ottobre 2010

Giochi didattici

Voglio segnalarvi un gioco scoperto da un  mio alunno in un noto sito di giochi realizzati con tecnologia Flash. Se credete di conoscere alla perfezione la posizione di ogni stato con Globe Game potete testare il vostro livello di conoscenza tentando di collocarli sul planisfero. Un giochino semplice e interessante che permette di approfondire le nostre conoscenze in geografia divertendoci.

giovedì 16 settembre 2010

Blog o non blog: questo è il problema!

Ad inizio anno scolastico abbiamo provato a sottoporre ai ragazzi l'idea di dare vita ad un blog di classe. Come insegnanti ne aveva già parlato ma non avevamo sentito il parere degli alunni. Si tratta del terzo ambiente comune on-line della classe dopo il sito e il forum e, poiché ci aspettiamo una partecipazione attiva e numerosa, abbiamo ritenuto importante sentire la loro opinione. Ne è scaturita una discussione sul forum abbastanza interessante. Speriamo continui in modo costruttivo e partecipato!