giovedì 4 febbraio 2010

Generazione venti parole?

Di recente si è riaperto il dibattito sul rapporto fra i media e le competenze linguistiche dei giovani, la generazione più esposta alle nuove modalità comunicative.
L'allarme è partito dall'Inghilterra dove un'inchiesta universitaria ha rilevato quanto sia esiguo il numero dei vocaboli utilizzati nelle normali conversazioni dei ragazzi condizionati sempre di più dai cellulari e dai computer. In breve sembra che l'uso quotidiano e prevalente dei nuovi media abbia serie ripercussioni sulle abilità linguistiche dei giovani, in particolare sulle modalità espressive e soprattutto sulla ricchezza lessicale.
A parte il fatto che non mi pare di osservare enormi differenze fra le diverse generazioni con cui normalmente entro in contatto, credo che ogni seria riflessione, non solo in questo campo, debba abbandonare ogni nostalgica concessione che, si sa, tende a dipingere il passato molto meglio di ciò che era.
Ricordo ancora gli sforzi che facevo nel tentativo di conquistare alla lettura e al piacere del testo scritto la generazione posseduta esclusivamente dal mezzo televisivo. Non è proprio preistoria; all'inizio degli anni '90 il contesto televisivo era in parte quello di oggi e saturava in modo quasi esclusivo le esigenze d’informazione e intrattenimento della maggioranza dei ragazzi di allora.
Di computer e cellulari se ne parlava solo, in pochissimi ne possedevano qualche esemplare, pezzi ancora molto costosi.
Le critiche maggiori che si facevano al mezzo, soprattutto quello televisivo, riguardavano l’unidirezionalità della comunicazione, la mancanza di interazione qualitativa dello spettatore, la povertà dei contenuti.
Allora come adesso chi osservava il linguaggio delle nuove generazioni spesso segnalava dirette corrispondenze fra la povertà linguistica e le evidenti responsabilità del mezzo che, oltre a sottrarre tempo prezioso, corrodeva lentamente le capacità critiche e di giudizio intimamente correlate alle abilità linguistiche stesse.
Non credo che l'analisi fosse errata: si trattava di comunicazioni di massa, che avevano già allora preso la china che conosciamo, cioè si erano avviati all'elaborazione di sistemi specializzati alla ricerca e alla costruzione del consenso.
Meno corretto invece mi pare il semplice trasferimento delle critiche da un media ad un altro, da una generazione ad un'altra.
Spesso mi è capitato infatti di avere la sensazione di rileggere critiche già scritte o magari di leggere indagini che mettono insieme abitudini e stili di vita legati alla tv con quelle relative ai nuovi media che, almeno a mio avviso, andrebbero nettamente separate.
Solo i più distratti non si sono resi conto che attraverso l'evoluzione di internet qualcosa sta cambiano nelle abitudini comunicative dei ragazzi e, tutto sommato, si tratta di trasformazioni che riportano al centro la comunicazione, pubblica e privata, che utilizza come oggetto privilegiato il testo scritto.
E' vero che le modalità espressive sono caratterizzate da neologismi e abbreviazioni che tendono a forzare i concetti di leggibilità, coerenza e coesione degli interventi, ma si tratta pur sempre di contesti dove la brevità è spesso privilegiata e la completezza dell'informazione passa anche attraverso canali aggiuntivi (video, immagini, ecc.).
E che dire dei blog e dei siti personali che sembrano una contemporanea riedizione degli antichi diari. Questi ospitano spesso le esperienze personali e professionali dei ragazzi e permettono, così come sembra aver rilevato un'indagine condotta dalla facoltà di scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma, una riflessione attenta e meditata che si riflette anche sulla qualità del testo e delle generali competenze linguistiche.
In ogni caso si tratta di un recupero del testo, di un recupero mediato dalle caratteristiche tecniche, mediato da un contesto spesso informale ma il fenomeno segna una netta discontinuità con il passato, anche per la semplice constatazione che di questo fenomeno i protagonisti sono proprio i giovani.
E se proprio i giovani scoprono, senza stimoli esterni, l'importanza delle parole per descrivere, raccontare, riferire ecc. probabilmente avremo una speranza in più, un terreno comune, sempre difficile da individuare con le nuove generazioni, su cui lavorare.

domenica 3 gennaio 2010

Linea del Tempo


Come promesso torno sull'applicazione Timeline del progetto SIMILE con la presentazione di un mio lavoro.  E' un abbozzo di una linea del tempo sul re franco Carlo Magno. Avevo pensato di proporre un tutorial ma potete provare a realizzarne una vostra a partire da questo, in inglese ma molto semplice. Inoltre i curatori del progetto hanno predisposto un gadget per google docs che, a partire da un spreadsheets, ricostruisce una semplice timeline. Quella che vedete in testa al post è stata realizzata con il gadget e qualche dato sulla seconda guerra mondiale. Tutti i dettagli per costruirne una sono qui. Se vi rimangono dei dubbi postate un commento proveremo a parlarne.
P.S.
Noto che da almeno 2 giorni il gadget non funziona. Rimane attiva la mia linea del tempo, quella su Carlo Magno, ospitata sullo spazio web di Altervista. Me ne scuso con i lettori ma i malfuzionamenti non dipendono me!

sabato 26 dicembre 2009

Timeline web-based



Da tempo cercavo un software o una web application che mi permettesse  di costruire delle linee del tempo che, pur  conservando le caratteristiche cognitive dello strumento, fossero facili da usare e semplici da capire. Girovagando per il web mi sono imbattuto nel progetto SIMILE.
Il progetto condotto dal MIT Libraries and MIT CSAIL mira a sviluppare l'interoperabilità fra diverse risorse, servizi e metadati, tutti basati su standard comunemente diffusi sul web.
L'esempio più semplice viene forniro sul sito http://www.mytimelines.net/ che implementa una delle tecnologie sviluppate: è sufficiente dargli in pasto un feed perché ci restituisca il codice jscript e html per aggiungere la timeline relativa alla nostra pagina web. Per ora mi sto dedicando alle specifiche sulla Timeline ma il progetto SIMILE offre molte applicazioni interessanti ed è tutto da scoprire. Nei prossimi giorni mi dedichero ad esplorare il suo wiki, naturalmente tutto in lingua inglese, e vi terrò aggiornati.

domenica 20 dicembre 2009


Sempre da Disinformatico ma questa volta il video è spettacolare. Un viaggio ai limiti dell'universo basato sui dati scientifici più precisi finora disponibili. Allacciate le cinture; si parte!

Nell'ultimo post parlavamo del nostro pianeta e dei problemi relativi ad una sua corretta proiezione cartografica. Questo bellissimo video ci aiuta a prolungare lo sguardo sull'universo conosciuto e a soddisfare una semplice curiosità: quanto grandi sono i corpi celesti che osserviamo con i nostri telescopi? Un grazie a Disinformatico per la segnalazione

sabato 12 dicembre 2009


Ottenere una mappa del globo terreste è cosa alquanto complicata per via della sfericità della terra, per questo in tutti i planisferi che osserviamo vi sono delle inevitabili distorsioni. Il problema è stato affrontato da importanti matematici e geografi nel corso della storia e ora, c'era da aspettarselo, ci provano anche gli ingegnieri del software. Il risultato è questa bellissima animazione che mostra anche inedite proiezioni capaci di mettere in risalto aspetti geomorfologici meno evidenti. L'articolo orinale e su wired.co.uk

sabato 5 dicembre 2009

Spazi e territorio con Google Earth


Dalla scorsa settimana abbiamo cominciato, i ragazzi ed io, a rintracciare e localizzare con un segnaposto sulla mappa di G-Earth, i nostri domicili. Individuati gli edifici scolastici i ragazzi dovevano trovare, sulla mappa satellitale, le loro case facendo a ritroso il percorso che compiono ogni mattina. Districarsi fra il dedalo delle strade di Torino sud vista dall'alto, perdendo i riferimenti ordinari di semafori, giardini, negozi ecc. pur mantenendo il nome delle strade, non è stato un compito facile anche  per chi sembrava più a suo agio con carte e mappe di vario genere.